Acquisizioni fotografiche: come rendere fruibili le opere

Dall’applicazione delle nuove tecnologie alla conservazione, tutela e fruizione dei Beni Culturali alcuni benefici sono stati tratti come si vede dalla presentazione, avvenuta lo scorso dicembre, del sito http://archeoroma.beniculturali.it/carcer-tullianum.
Partita come iniziativa della Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma, questo progetto è stato guidato dall’archeologa Patrizia Fortini, che ha diretto le campagne di scavo e studio di uno dei più importanti monumenti di età repubblicana del Foro Romano, il Carcere Mamertino o Tulliano, il più antico di Roma e originariamente parte del Foro. Le strutture carcerarie sono conservate al di sotto della Chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami del XVII secolo. Lo scopo era quello di recludere i condannati a morte perché nemici dello Stato Romano, mentre i colpevoli di reati comuni erano incarcerati nelle Lautomiae poste nella via di fronte al Carcer-Tullianum. Solo a partire dall’VIII sec. d.C. la costruzione romana diventa un luogo di culto cristiano, Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo in Carcere.
È stata così compiuta una mappatura digitale dell’intera area, nata da un enorme lavoro di acquisizione fotografica, che ha permesso una visione panoramica a 360°.
In attesa di essere tradotto in 5 lingue, agli studiosi come ai semplici appassionati il sito offre l’opportunità di “esplorare” virtualmente i luoghi, grazie alle ricostruzioni fotografiche con rappresentazione della tridimensionalità, oltre a focalizzare l’attenzione su immagini interattive degli elementi architettonici, scultorei e pittorici presenti nella sezione «Immagini Interattive» in cui è possibile visionare quei particolari poco visibili a occhio nudo che diventano in tal modo accessibili al navigatore.
Il sito si apre con una veduta panoramica della Roma dei fori, sullo sfondo l’ingresso del Carcer-Tullianum. Una scheda tecnica di approfondimento ci dà notizie storiche con mappa annessa che mostra l’antica struttura carceraria costruita su due livelli al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami e del Santuario del SS. Crocifisso. Il visitatore virtuale può così venire subito a conoscenza del fatto che al livello più basso si trova il Tullianum, un ambiente sotterraneo a pianta circolare, in cui vi era una sorgente, motivo per cui nel V sec. a.C. l’edificio doveva essere un luogo di culto di una divinità legata alla polla d’acqua. Successivamente fu inglobato nelle strutture del Carcer, il secondo livello, salendo, della costruzione. Ma il vagabondare tra le antichità romane non finisce qui. Con l’ausilio di frecce e altri simboli, ben illustrati nella voce «istruzioni di navigazione», il turista virtuale può scegliere il percorso da seguire e i monumenti da visitare “camminando” all’interno dei fori fino ad “addentrarsi” nelle varie aree del carcere. All’ingresso, sollevando lo sguardo, può leggere l’iscrizione latina: C. VIBIVS. C. F. RVFINVS M. COCCEIVS. NERVA. COS. EX. S. C., «Caio Vibio Rufino figlio di Caio Marco Cocceio Nerva consoli, per volere del Senato», i consoli a cui è attribuita la realizzazione dell’edificio nel I sec. d.C.
Il suggestivo viaggio alla scoperta dell’antico carcere romano, e non solo, è iniziato.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
via Luigi Pirandello, 21 - 20099 Sesto San Giovanni (MI)
tel. 02 36526477 - fax 02 36526538 - info@csarcheometria.it