La duttilità della diagnostica in situ nel restauro della Madonna dei Poveri di Seminara (Reggio Calabria)

Il restauro della Madonna dei Poveri, su incarico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, è stato realizzato allestendo un laboratorio temporaneo all’interno della Chiesa di Seminara (RC), dove la statua è custodita e venerata. Il delicato intervento di restauro è stato preceduto e guidato da un’accurata e intensa campagna di indagini diagnostiche, tutte eseguite con strumentazione portatile. La lettura immediata e in loco dei dati acquisiti ha guidato la stesura di un protocollo procedurale pensato ad hoc sul manufatto, al fine di determinare le analisi più idonee a dirimere gli interrogativi emersi progressivamente dall’osservazione diretta dell’opera.
La duttilità e versatilità del laboratorio mobile di indagini hanno permesso di individuare le principali caratteristiche della scultura dal punto di vista chimico-materico e tecnico-esecutivo; l’analisi comparata dei risultati ottenuti, infine, ha consentito la ricostruzione di un preciso quadro d’insieme del manufatto nel corso dei secoli.
Scendendo nel dettaglio, sono state effettuate analisi di tipo non invasivo preliminari al restauro, quali l’osservazione UV e la Riflettografia IR ad alta risoluzione, che hanno consentito la discriminazione dei materiali più superficiali e la loro raffinata lavorazione. La scoperta più sorprendente è relativa all’originario incarnato chiaro della Madonna, indagato mediante Fluorescenza X e Raman, e alla ritrovata espressività del suo volto nascosto da spessi strati di ridipinture, apparso ai Raggi X in modalità Tomografica.
L’immagine a sinistra mostra il montaggio globale della Radiografia X Digitale sulla statua della Madonna. Di grande interesse è il viso della Madonna che compare completa di occhi e labbra, mentre nel visibile il viso è praticamente uniforme e senza pupille. La figura a destra presenta la stratigrafia dell’incarnato del viso della Madonna. La lettera a indica lo strato pittorico più antico e di colore rosa, mentre le lettere dalla b alla e individuano gli strati pittorici scuri che da una carnagione “chiara” hanno tramutato la Madonna in “nera”.
Si è quindi considerato opportuno ricorrere a ulteriori analisi, di natura invasiva su microcampioni, per riconoscere l’essenza lignea, le caratteristiche dell’incamottatura e stabilire la datazione del legno al Radiocarbonio. Quest’ultima tecnica ha permesso di risolvere la controversa questione della cronologia della scultura, attribuendo la Madonna al XIII secolo, mentre al tardo Cinquecento si riporta l’aggiunta del Bambino, azione che comportò un sostanziale rimaneggiamento del gruppo scultoreo.

Bibliografia:
  • De Chirico Fabio (a cura di), “La Madonna dei Poveri di Seminara. Il culto, la storia dell'arte, il restauro”, Rubbettino 2011, ISBN 978-88-498-3095-8.
  • R.Cesareo, S.Ridolfi ed altri (2008). "Portable systems for EDXRF Analysis of Works of Art", capitolo da "Portable X-ray Fluorescence Spectrometry", edizioni The Royal Society of Chemistry, ISBN 978-0-85404-552-5.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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