DNA di uro nella colla usata da Donatello

La statuetta in ceramica di Donatello “Madonna e bambino”, detta Madonna di Citerna dal luogo di ritrovamento (nel 2001), una piccola località dell’alta Umbria, è databile tra il 1415 e il 1420. L’opera è composta da una Madonna in piedi con il Bambino in braccio, alta 114 cm su una base di 34 per 38 cm.
Recentemente, la scultura è stata traslata per un restauro all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e, durante il trasporto, microscopici frammenti del colore si sono distaccati e sono stati raccolti. Dall’analisi eseguita su di essi da uno staff dell’Università di Perugia al fine di reperire informazioni dall’eventuale DNA, è emerso che l’opera conserva il DNA dell’uro, un antenato selvatico dei bovini rappresentato sulle pareti della famosa grotta di Lascaux in Francia, nelle colle che l’artista produceva dalle ossa polverizzate di animali. La scoperta quindi permette di attestare che questi animali, ormai estinti, erano numericamente molto presenti sulla nostra penisola durante il Rinascimento.
Tutto è iniziato grazie all’intuizione avvenuta anni fa di Alessandro Sassolini, chimico dell’Arpa del Lazio, che durante un’analisi degli spettri infrarossi su alcuni leganti pittorici comprese che l’impiego di una PCR, strumento utilizzato dai biochimici per “fotocopiare” le tracce residue di DNA, avrebbe aumentato notevolmente il campione a disposizione, ottenendo così risultati più precisi.
Lavorando in collaborazione con Emidio Albertini, ricercatore di Genetica agraria all’Università di Perugia, Costanza Miliani, ricercatrice dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Cnr di Perugia e il collega Alessandro Achilli, nel 2010 scrissero per la rivista «Analytical and Bioanalytical Chemistry», i risultati dello studio «Evidenziare l’origine biologica di colle animali usate nei dipinti attraverso l’analisi del DNA mitocondriale».
Ritornando alla scultura della Madonna di Citerna, da quattro microframmenti, in condizione di sterilità, è stato estratto il DNA ed è stata cercata la presenza delle regioni mitocondriali specifiche di bovino, coniglio, suino e ovino. I risultati hanno mostrato che, per la produzione delle colle animali usate nei suoi lavori, Donatello ha impiegato, nello specifico in quest’opera, «ossa di diversi animali da linee genetiche bovine tra cui proprio quella chiamata “R”, tipica degli uri» ha affermato Albertini.
L’importanza di tale scoperta è data dal fatto che la tecnica impiegata può essere la base per la creazione di un ampio archivio di informazioni, oltre che di campioni utili a datare opere sconosciute ed eventualmente scoprirne i falsi.
Il restauro della statua, durato 4 anni, ha riportato alla luce i colori originari che erano stati coperti da altri nel 1839. Il manto appare oggi di color avorio con imprimiture e orlo d’oro, i capelli della Madonna e del Bimbo sono dorati e anche i volti riappaiono ora nella loro naturale espressione. La Madonna è vestita di rosso, mentre il risvolto del manto secondo Laura Speranza che sovrinteso il restauro “sembra nero ma era argento e blu di lapislazzuli”. A far capire infine che si tratta di un’opera lavorata direttamente sulla terra è la decorazione graffita nella parte inferiore del manto, in cui si è staccato il colore originale.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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