Il restauro della Pala di San Zeno

Il progetto generale di conservazione
All’ultimo Salone del Restauro di Ferrara sono stati presentati i più importanti risultati ottenuti nell’ambito dello studio e conservazione di questa importante opera. I Settori di restauro dei dipinti mobili e di sculture e di arredi lignei dell’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze hanno realizzato il restauro della Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, capolavoro del Rinascimento custodito nell’Abbazia di San Zeno a Verona. L’intervento, che si è concluso con la ricollocazione della pala, faceva parte di un progetto generale di conservazione nell’ambito delle celebrazioni per il quinto centenario della morte dell’artista.

Le indagini
Le indagini diagnostiche sono state realizzate dal Laboratorio scientifico dell'OPD con la collaborazione di una serie di Istituti di ricerca.
Sono state eseguite l'Infrarosso IR b/n; l'Infrarosso IR f/c, che fornisce una prima indicazione della natura chimica dei colori ed al contempo una prima definizione delle ridipinture; la Fluorescenza UV che mostra la presenza e l'eventuale alterazione delle vernici, oltre ai ritocchi; la Riflettografia a scanner ad alta definizione, per l'individuazione del disegno preparatorio e la documentazione in 3D effettuate in collaborazione con l'INOA, così da avere una precisa testimonianza della tridimensionalità dell'opera; l'XRF, grazie alla collaborazione dell'ENEA, e la FORS con il contributo dell'IFAC-CNR, per la conoscenza della natura chimica dei materiali; infine il riconoscimento dei materiali organici, grazie alla collaborazione dell'Università di Pisa. È stata poi effettuata nuovamente la Radiografia Rx delle tre tavole, questa volta prese singolarmente, per avere una lettura completa.

Il risanamento dei supporti lignei dei dipinti
Il risanamento dei supporti lignei delle tavole dipinte, pesantemente alterate dal vecchio restauro eseguito nel 1934, è iniziato con una graduale rimozione delle traverse orizzontali al fine di verificare la presenza o meno di tensioni in atto nel supporto. Tale operazione ha consentito di realizzare un migliore equilibrio nella struttura lignea, che ha avuto un leggero incurvamento, fondamentale per evitare quelle tensioni interne che sono all'origine dei sollevamenti del colore. Le traverse orizzontali sono state successivamente sostituite con altre nuove, funzionanti con maggiore elasticità. Il progetto ha previsto di abbinare a queste azioni attive di restauro, delle precauzioni di conservazione preventiva. L'intero dipinto è stato dotato di una scatolatura posteriore che, realizzando un volume d'aria segregata, permetterà di limitare lo scambio di umidità, ottenendo la stabilizzazione del movimento delle tavole che assicurerà l'efficacia delle fermature del colore sul davanti.

I dipinti: pulitura e restauro pittorico
La parte pittorica, indagata con indagini multispettrali e con l'osservazione al microscopio, ha confermato la presenza dei segni di sofferenze, determinate dalla situazione del supporto. Si è proceduto nell’operazione di pulitura della superficie con solventi dotati di scarsissima aggressività, recuperando trasparenza e nettezza del colore. La pulitura non deve mirare a far tornare i colori come erano da nuovi, ma a conseguire una buona leggibilità, un equilibrio dei valori pittorici e la ricostituzione dei rapporti cromatici esistenti nell'opera. Alla pulitura è seguita la stuccatura delle lacune, con particolare attenzione alla lavorazione della superficie, affinché fosse collegata a quella del dipinto, evitando ripercussioni negative sul piano estetico. La fase successiva è stata la reintegrazione delle lacune, laddove è stata rilevata solo un’interruzione e non la perdita di valori formali, eseguita secondo una tecnica denominata "selezione cromatica" che permette la ricostruzione delle forme riconoscibile e facilmente reversibile. Una moderata verniciatura finale a spruzzo costituisce lo strato di finitura e di protezione della pellicola pittorica.

Il restauro della struttura tridimensionale della Pala di San Zeno
Realizzata su disegno dello stesso artista, che l’ha concepita per contenere le tavole dipinte, la struttura lignea, intagliata, dorata e decorata e dalle notevoli dimensioni (4.50 x 4.50 x 30 circa) è composta da otto elementi: predella, quattro colonne, architrave e due volute. L’intervento sulla struttura è stato motivato dal suo precario stato di conservazione; erano presenti parti con numerosi fori di uscita, fenditure e una diffusa frammentazione e perdita di interi particolari degli intagli. Diverse parti della decorazione a racemi erano mancanti e talora integrate pittoricamente in maniera inadeguata. La superficie a foglia oro mostrava numerose abrasioni e perdita di parti di doratura.
Il restauro, supportato da indagini diagnostiche e da documentazione fotografica, ha presentato una complessità di soluzioni. Nella prima fase si sono effettuate le operazioni necessarie a fermare il degrado con la disinfestazione. È seguito il consolidamento ligneo con il rifacimento delle parti strutturali mancanti e di quelle decorative nei casi di riconducibilità certa. La stuccatura delle lacune e delle parti ricostruite, eseguita con il metodo della stesura di una miscela di gesso e colla animale, ha ricucito le tante zone di mancanza rispetto alla superficie originale. Per l'integrazione delle lacune delle parti dorate è stato utilizzato oro zecchino in foglia, applicato secondo la tecnica originale a guazzo. Nel caso di lacune molto piccole è stato utilizzato oro in conchiglia.
Il ritocco pittorico delle parti dipinte è stato risolto con il tradizionale metodo dell'integrazione cromatica e l'intera superficie è stata protetta con una vernice di nuova concezione. Infine, è stata eseguita la chiusura dei fori di tarlo con cere opportunamente colorate a cui è seguito un contenuto ritocco con colori a vernice.

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