La datazione della Sacra Sindone: tra mistero e realtà
M. Milazzo, Università di Milano

Sono trascorsi 20 anni dalla pubblicazione su Nature nel 1989 della datazione della Sindone mediante il metodo del carbonio 14 eseguita dai laboratori di Oxford, dell’Arizona e di Zurigo. I risultati, ottenuti indipendentemente da ciascun laboratorio su uno dei tre frammenti di uno stesso campione, sono sovrapponibili nei limiti dell’errore e hanno indicato per la datazione la probabilità totale del 95% nell’intervallo di anni dal 1260 al 1390. Tale periodo include il 1357, che è l’anno dell’apparizione storicamente registrata della reliquia a Lirey, in Francia, in possesso della nobile famiglia De Charny centocinquanta anni dopo la partecipazione di un antenato della casata alla quarta crociata, che fu quella che mise a sacco Costantinopoli dove la Sindone sarebbe stata custodita. Questa notizia è stata motivo di grande soddisfazione per i fautori della teoria del falso, ma anche di una malcelata irrisione in ambienti anglosassoni per la dimostrata credulità dei papisti. All’opposto, da parte dei ferventi sostenitori dell’autenticità del sudario - ma, occorre notarlo, non dai rappresentanti della gerarchia ecclesiastica - la delusione per la mancanza di un risultato positivo, che a loro sembrava scontato, ha indotto alle volte a prestar fede ad argomenti, in effetti, non scientifici per spiegare il fallimento della prova cruciale: come, per esempio, l’ipotesi di un arricchimento di C14 della fibra di lino per effetto combinato dell’alta temperatura raggiunta dal telo nell’incendio del 1532 e del contatto del metallo d’argento della cassa che lo conteneva.
Prestando equanime attenzione alle argomentazioni fatte proprie nei contrapposti schieramenti, la deduzione che si tratti di un falso medioevale non può sottrarsi a diverse obiezioni. La principale fra esse deriverebbe se si provasse con certezza che le altre numerose analisi scientifiche hanno dimostrato che non si tratta di un dipinto, ma certamente il lino ha avvolto il corpo martirizzato con la crocifissione di un uomo reale.
Infatti, si potrebbe accettare facilmente l’ipotesi di una falsificazione medioevale se essa fosse stata realizzata con una tecnica di esecuzione compatibile con l’epoca tenendo in conto, appunto, che non si tratta di un dipinto. Invece, l’immagine del corpo riprodotta sul lenzuolo, che ha svelato la sua carica di drammatica testimonianza solo nel 1897 quando riprodotta nel negativo della fotografia eseguita dal fotografo Secondo Pia, non ha fin’ora ottenuto una spiegazione adeguata in quanto alla sua genesi, anche se dei risultati abbastanza convincenti sono stati presentati dal chimico Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia. È dibattuto se le macchie che corrispondono alle ferite e alle escoriazioni e, prima fra tutte, il segno della trafittura del costato siano prodotte da sangue. Come è noto, si trova nel loro esame un riscontro esatto in modo impressionante nei dettagli della narrazione della Passione dei Vangeli. In particolare, tuttavia, si obbietta al riconoscimento del segno di una flagellazione eseguita con il flagrum romano dalle particolari tracce a ventaglio sulla schiena e sul petto dell’uomo della Sindone.
Personalmente mi colpisce l’argomento che la crocifissione in occidente era stata abolita diversi secoli prima della data della presunta frode e la tradizione, come comprovato da tutta l’iconografia cristiana senza eccezione, rappresenta sempre il Crocefisso con i chiodi nel palmo delle mani. Mentre era noto ai carnefici antichi che il chiodo andasse conficcato nel polso per potere reggere il peso del corpo del condannato e, infatti, la posizione del chiodo nel polso è chiaramente evidente nell’immagine della Sindone.
Di tutti questi argomenti si trova dettagliata esposizione e discussione in una numerosa bibliografia pubblicata nel corso del Novecento fino ai nostri giorni.
In quanto al metodo di datazione con il C14, esso gode di vasta notorietà; sebbene limitata al nome, infatti, il più delle volte essa non si accompagna a un’adeguata informazione dei suoi limiti di applicabilità né di errore. In effetti, la datazione con la termoluminescenza (TL) (non applicabile al caso della Sindone) adatta a tutto il materiale fittile - non solo ceramica e terra cotta, ma anche mattoni e tegole e, persino, fusioni in bronzo attraverso i residui della terra di fusione - offre un campo di applicazione nell’archeologia certamente più vasto di quello del C14.
Nel caso della Sindone, la discrepanza tra la datazione presunta e quella misurata supera di ordini di grandezza il valore dell’errore sperimentale che è solo di 16 anni. Ciò indica la notevole precisione raggiunta sfruttando il moderno metodo della spettrometria di massa con acceleratore (AMS) che ha reso, infatti, possibile l’applicazione della datazione alla Sindone, poiché la quantità di materiale da esaminare necessaria è estremamente ridotta rispetto a quella richiesta dal metodo tradizionale di misura della radioattività specifica.
Per ottenere un errore della datazione dell’ordine sopra indicato il metodo tradizionale della misura di concentrazione basato sulla radioattività specifica richiederebbe diversi grammi di materiale e tempi di misura dell’ordine dei giorni, mentre il metodo AMS, messo a punto negli anni Ottanta allo scopo specifico di risolvere problemi di analisi isotopica per concentrazioni così piccole come quella del C14, non affrontabili con la spettrometria di massa convenzionale, ha richiesto per la Sindone un prelievo di pochi milligrammi.
Per questo motivo fondamentale la datazione, in linea di principio eseguibile già negli anni Settanta, ha avuto luogo nel 1988 una volta che il metodo AMS ebbe raggiunto il grado necessario di affidabilità e di precisione.
Conviene ricordare, infine, che come condizione necessaria per un’elevata precisione del risultato, il carbonio che si estrae dal campione da datare è certamente immune da contaminazioni grazie ai sofisticati processi di purificazione chimica. Sicuramente, quanto meno, da contaminazioni di valore così elevato da giustificare il risultato della datazione della Sindone.

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